Bullismo precoce: cos’è e come affrontarlo

L’età di insorgenza dei primi fenomeni di bullismo si sta abbassando di anno in anno. Ecco perché è importante, per i genitori e gli educatori, intervenire tempestivamente per evitare che la situazione degeneri.

 

Il termine bullismo indica l’atteggiamento di sopraffazione nei confronti di persone considerate più deboli, specifico degli ambienti scolastici e giovanili. I protagonisti principali sono dunque il bullo e la vittima, ma accanto a loro possono comparire anche altri ruoli meno evidenti: come gli alleati della vittima, i gregari del bullo e gli spettatori “passivi”, oltre agli adulti, in particolare i genitori e gli insegnanti, che possono giocare il ruolo di ancora di salvezza per le vittime, in grado di risolvere o migliorare la dinamica di prevaricazione.

Il bullismo precoce: un problema sempre più diffuso
Siamo abituati a pensare al bullismo come a un fenomeno che inizia a svilupparsi soltanto a partire dalla pre-adolescenza o dall’adolescenza e a etichettare le prepotenze tra bambini più piccoli come semplici screzi infantili, dettati dall’inesperienza nella gestione delle proprie emozioni. Se tutto ciò spesso è vero, è altrettanto dimostrato scientificamente come l’età di insorgenza delle dinamiche di bullismo vere e proprie si stia abbassando drasticamente di anno in anno, tanto che si può parlare sempre più spesso di bullismo precoce, a partire dalla scuola dell’infanzia e primaria.

QUID+ ha indagato questo fenomeno nel libro Sos Bullismo tra i più piccoli

I primi anni del percorso scolastico corrispondono infatti anche alla fase della crescita in cui i più piccoli imparano a stare al mondo e a relazionarsi con gli altri. In questo periodo i bambini si esercitano a padroneggiare alcuni dei più importanti strumenti emotivi per costruire relazioni sane con chi li circonda, come l’autocontrollo, l’empatia, la capacità di aspettare il proprio turno e di accettare un no. Si tratta di un percorso lungo, che si costruisce nel corso di anni e dunque può capitare che, specialmente di fronte ad emozioni intense e difficili da gestire, i piccoli possano reagire con la violenza fisica o verbale.

Come capire quando c’è un problema?
Finché si tratta di episodi isolati non c’è da preoccuparsi: non si tratta di cattiveria calcolata, ma di inesperienza nella gestione delle emozioni, proprio come accade quando i bambini fanno i capricci o rompono qualcosa per la rabbia. Quando invece si assiste alla ripetizione sempre di uno stesso copione, gli stessi bambini che mettono in atto le prepotenze verso le medesime vittime che le subiscono, allora la situazione cambia e richiede un intervento più marcato da parte degli adulti di riferimento. Quella che era una semplice questione relazionale potrebbe trasformarsi infatti in una dinamica decisamente più pericolosa, di vero e proprio bullismo precoce.

Quali sono le caratteristiche principali essenziali per distinguere il bullismo dai brutti scherzi?

  • L’intenzionalità: il bullo ha sempre l’intenzione di agire con violenza (fisica o verbale) nei confronti della sua vittima, non è semplicemente mosso da reazioni istintive o emotive. Anche quando maschera il suo comportamento come “scherzo” il suo intento è sempre quello di affermare la propria superiorità.
  • La ripetizione: uno o più episodi isolati non sono sufficienti per identificare una dinamica di bullismo vera e propria, ma è necessario che le violenze del bullo sulla vittima siano reiterate nel corso del tempo.
  • L’asimmetria di potere: il bullo si sente più forte e più potente della vittima, che al contrario si sente inferiore e di conseguenza fatica a difendersi.

Il bullismo si manifesta in molti modi: il più comune, soprattutto tra i più piccoli, è senza dubbio quello fisico (calci e pugni ma anche furti o danneggiamento di oggetti della vittima), ma può anche essere verbale (insulti e minacce), relazionale (violenze psicologiche, come ricatti) o addirittura digitale (il cosiddetto cyberbullismo, che si concretizza attraverso gli schermi ma produce effetti reali). I luoghi dove principalmente avvengono le violenze sono la scuola ma anche tutti gli ambienti di aggregazione giovanile (il doposcuola, la palestra, etc..), dove i più piccoli passano il loro tempo libero o fanno sport.

Intervento precoce e attenzione quotidiana: le parole chiave per evitare problemi più gravi

Il bullismo non nasce all’improvviso, ma cresce piano piano, spesso lasciando avvisaglie e segnali che è compito di genitori ed educatori cogliere, in modo da porsi come facilitatori e risolvere sul nascere questo tipo di dinamica. Ecco che allora l’intervento tempestivo degli adulti di riferimento diventa essenziale, in particolare nei casi di bullismo precoce. A quest’età i ruoli che assumono i bambini non sono ancora consolidati definitivamente. Far capire loro che i conflitti si devono gestire senza ricorrere alla violenza, che chiedere scusa non è sinonimo di debolezza, che il più forte non ha sempre ragione e ci sono regole di comportamento che tutti devono rispettare, consente di ribaltare il loro modo prevaricatorio di ragionare prima che sia definitivamente radicato nella loro mente e diventi di conseguenza la norma.

Per intervenire tempestivamente è indispensabile che gli adulti di riferimento mettano in atto una grande attenzione quotidiana alle dinamiche sociali dei piccoli e soprattutto educhino i propri figli alla gentilezza, il principale antidoto contro il bullismo e la violenza relazionale in generale.  (Ne abbiamo parlato qui nel nostro articolo bullismo nei bambini: guida alla prevenzione e all’intervento”)

Cogliere anche i più piccoli segnali di disagio o di violenza nei loro rapporti interpersonali è un primo passo fondamentale verso la presa in carico del problema. È un lavoro complesso, soprattutto perché nella maggior parte dei casi i piccoli tendono a nascondere o a far rimanere sommerse le prevaricazioni che subiscono, mettono in atto o a cui assistono. “Tenere le antenne dritte”, intuendo e intercettando questo tipo di problematiche il prima possibile è assolutamente fondamentale per evitare che la situazione degeneri.

Cosa possono fare concretamente i genitori?

Una volta evidenziata la presenza di un problema di bullismo precoce è compito degli adulti di riferimento agire in modo coordinato ed efficace per contrastarlo nella maniera migliore, senza minimizzare la dinamica né procedere solo con risposte puramente punitive.

Innanzitutto è fondamentale far cadere il muro di silenzio che molto spesso accompagna il bullismo. I piccoli che sono coinvolti in dinamiche di questo tipo devono percepire che i loro adulti di riferimento, che siano i genitori o gli insegnanti, siano realmente in ascolto e in dialogo con loro. In questo modo sarà più semplice per loro aprirsi e raccontare quanto sta succedendo, ovvero compiere il primo passo sulla strada che porta al contrasto effettivo del bullismo.

Una volta raggiunto un quadro chiaro della situazione in atto, si possono cominciare a ipotizzare le migliori strategie per appianare la situazione e riportare l’armonia in classe o nel gruppo di compagni di gioco. In base a quanto è estesa la dinamica persecutoria, si potrà decidere se intervenire solo sul bullo e sulla vittima oppure procedere con attività che riguardano l’intero gruppo-classe. Proprio in questo senso, è fondamentale che gli adulti facciano rete tra di loro, in particolare i genitori con le istituzioni scolastiche, in modo da monitorare in tutto e per tutto l’andamento delle relazioni tra i piccoli e intervenire nel migliore dei modi.

Quando rivolgersi a un professionista?

L’intervento tempestivo degli adulti è il miglior modo per placare o ridimensionare sul nascere la dinamica di bullismo precoce, ma non sempre è sufficiente. Nel caso in cui il problema non si risolvesse, come genitori, sempre in alleanza con la scuola, è bene rivolgersi a un professionista.

Il bullismo, infatti, ha un impatto molto forte sulla qualità della vita dei piccoli, che potrebbero sviluppare una vera e propria avversione per la scuola e per tutti gli altri ambienti di aggregazione, ma anche un’ansia persistente e somatizzazioni di vario tipo, dalla diminuzione dell’appetito a un peggioramento della qualità del sonno.

Chiedere aiuto a uno psicologo esperto in materia, non è mai sbagliato e non significa “fallire” come genitori o insegnanti, ma adoperarsi per risolvere definitivamente un problema che sta diventando o è già diventato insostenibile per i più piccoli.

 

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