Cosa sono le prassie e perché aiutano a far parlare meglio i bambini

Le prassie logopediche sono capacità di coordinare movimenti bucco-facciali che devono essere allenata nei più piccoli al fine di migliorare la pronuncia di suoni e parole.

Il percorso che porta i bambini a padroneggiare il linguaggio verbale è molto lungo e complesso. I bimbi infatti comunicano fin dai primissimi istanti attraverso un mezzo fornito dalla natura e immediatamente comprensibile agli adulti: il pianto. Tuttavia con il passare dei mesi dalla loro bocca cominciano a uscire suoni sempre più complessi e articolati, fino ad arrivare alle parole vere e proprie. Ecco che allora il corretto sviluppo della muscolatura bucco-facciale dei piccoli diventa un elemento indispensabile per ridurre le difficoltà che possono incontrare in questo percorso di scoperta del linguaggio.

Proprio per questo scopo i genitori hanno a disposizione uno strumento molto importante, non sempre abbastanza considerato: gli esercizi per le prassie orali e bucco-facciali.

Che cosa sono le prassie?

Con il termine prassie, in ambito logopedico, si intendono le abilità motorie acquisite che comprendono tutti quei movimenti coordinati di labbra, lingua, guance e mandibola che si compiono per raggiungere uno scopo preciso, come masticare, soffiare, mandare un bacio o fare una pernacchia. Sebbene questi movimenti possano sembrare semplici e innati, in realtà è importantissimo acquisirli e padroneggiarli al più presto.

La produzione del linguaggio, è una funzione motoria di altissima precisione, che necessita di una grande coordinazione tra respirazione, fonazione (emissione dei suoni) e articolazione. “Allenare” fin dai primi mesi di vita la muscolatura del volto è indispensabile per garantire una migliore pronuncia di suoni e parole. In particolare gli esercizi per le prassie possono essere molto utili per diversi scopi, quali:

  • allenare la forza e la precisione dei movimenti della muscolatura bucco-facciale;
  • migliorare la pronuncia di determinati suoni e parole quando sono presenti distorsioni o difficoltà nel produrli;
  • facilitare il passaggio dai movimenti singoli all’articolazione complessa e coordinata del volto tipica del parlato.

Giocare con gli esercizi per le prassie

Uno degli aspetti che caratterizzano maggiormente le prassie orali è sicuramente legato alla loro generale fruibilità: anche quelle più complesse dal punto di vista articolatorio, infatti, possono essere padroneggiate semplicemente con un po’ di “allenamento”.

Proprio per questo è utilissimo inserire questi esercizi all’interno delle routine quotidiane dei bimbi, presentandoli come attività di gioco divertenti e stimolanti. Ed è proprio per raggiungere questo scopo che QUID+ ha ideato il kit educativo Il gioco delle facce.

Giocando a “fare le facce”, imitando le espressioni illustrate sulle carte del gioco, i bambini potranno allenare in modo semplice e divertente la loro muscolatura bucco-facciale. Questo tipo di gioco è utilissimo sia per i bambini che semplicemente stanno imparando a parlare, sia per quelli che presentano delle difficoltà articolatorie a livello di muscoli del volto e che magari sono già seguiti da un logopedista.

Gli esercizi con le prassie, infatti, da soli non sono sufficienti a garantire un migliore apprendimento della pronuncia dei suoni e delle parole, ma rappresentano un ottimo strumento di supporto per lavorare senza sforzo con i bambini su aspetti motori e articolatori specifici.

Uno strumento di supporto in caso di disturbi del linguaggio

In particolare questi esercizi sono molto efficaci per fronteggiare tutti quei disturbi legati alla sfera articolatoria e motoria, come la dislalia, ovvero la difficoltà nella produzione di specifici suoni (come la famosa “r moscia”). Anche nei percorsi miofunzionali praticati dai logopedisti, per riequilibrare la muscolatura oro-facciale in caso di squilibrio, problemi di deglutizione o di respirazione questo tipo di esercizi rappresentano un ottimo strumento.

Viceversa, in caso di difficoltà di percezione mentale di suoni e parole, gli esercizi per le prassie possono essere sfruttate come semplici strumenti di facilitazione articolatoria inseriti in un più ampio percorso logopedico, orientato alla percezione, produzione e generalizzazione dei suoni.

In tutti i casi, questo tipo di esercizi non possono sostituirsi all’intervento mirato del logopedista, in caso di disturbi dell’apprendimento del linguaggio, ma rappresentano un alleato in più a disposizione dei caregiver per supportare i più piccoli nel loro processo di acquisizione del linguaggio.

Come comprendere quando c’è un problema

L’intervento di un logopedista può essere decisivo non solo quando i bambini non parlano, ma anche quando ci si rende conto che lo sviluppo del loro linguaggio sta procedendo in modo atipico, con evidenti difficoltà di pronuncia e articolazione.

È fondamentale ricordare sempre che rivolgersi a uno specialista non significa aver fallito come genitori o far sentire i più piccoli etichettati come diversi o “sbagliati”, ma essere sensibili alle loro difficoltà e desiderosi di risolvere i problemi prima che peggiorino.

Ecco alcuni segnali che possono essere indice di problemi nello sviluppo linguistico dei bambini:

  • i piccoli mostrano poco interesse per le parole e mostrano difficoltà a comprendere determinate frasi o istruzioni;
  • intorno ai 2 anni i bambini padroneggiano meno di cinquanta vocaboli in totale e fanno fatica a combinarli tra loro;
  • intorno ai 3 anni i piccoli parlano in modo poco chiaro o usano un linguaggio che non è comprensibile dalla maggior parte delle persone fuori dalla propria cerchia ristretta.

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