Emozioni difficili: non esistono stati emotivi giusti o sbagliati

Ogni stato emotivo che proviamo è inevitabile e legittimo. Più che giudicare le emozioni dei più piccoli, compito dei genitori è quello di insegnare le migliori strategie per imparare a gestire anche quelle più difficili.

 

Gioia, tristezza, rabbia, paura… le emozioni rappresentano uno dei meccanismi più importanti per comprendere e dare significato alla realtà. Ciò che proviamo rappresenta uno degli aspetti che hanno un maggiore impatto sulle nostre azioni e sulla nostra vita quotidiana. I processi cognitivi che ci stimolano ad agire in un certo modo in ogni situazione, infatti, si attivano proprio a seguito di uno stimolo emotivo.

Ecco che allora è indispensabile per i genitori insegnare ai più piccoli a gestire i diversi stati emotivi, anche con quelli più complicati, senza giudicarli come “positivi” o “negativi” o “giusti” o “sbagliati”.

Le emozioni sono sempre giuste: sono i comportamenti che possono essere sbagliati

Secondo le principali teorie psicologiche non esistono emozioni giuste o sbagliate, ma ciascuna ha una funzione adattiva utile alla sopravvivenza dell’individuo e della specie. Paura, rabbia, tristezza o disgusto, per quanto difficili da gestire e quindi tendenzialmente poco piacevoli da provare, sono in realtà risposte biologiche che permettono di reagire in modo efficace di fronte a pericoli o minacce. Nello specifico:

  • la paura protegge dai rischi, che siano essi effettivi o immaginari;
  • la rabbia segnala la necessità di reagire per cambiare una situazione sgradita;
  • la tristezza aiuta a far capire agli altri che abbiamo bisogno di sostegno e vicinanza.

Far passare con i più piccoli il messaggio che esistano emozioni giuste ed emozioni sbagliate rischia di negare il valore comunicativo ed evolutivo che gli stati emotivi giocano nelle nostre vite. L’errore non è mai nel provare una determinata emozione, ma semmai può manifestarsi nella reazione comportamentale che ne deriva, che potrebbe essere esagerata, e non accettabile per la comunità di cui facciamo parte. Ad esempio se la rabbia si trasforma in un gesto violento o addirittura distruttivo, è il comportamento a essere inadeguato, non l’emozione in sé.

Ecco che allora è indispensabile che i genitori e gli insegnanti educhino i bambini a riconoscere, prima, e gestire poi, tutte le emozioni che provano, senza giudizio. Questo rappresenta il primo passo per uno sviluppo emotivo sano e consapevole.

Per accompagnare genitori ed educatori in questo compito fondamentale quanto meraviglioso, QUID+ ha pubblicato il saggio Emozioni – Perché ti senti come ti senti. Uno strumento pratico pensato proprio per tradurre la psicologia in un linguaggio semplice, perfetto da esplorare insieme ai più piccoli.

Le prime palestre emotive per più piccoli

La famiglia e la scuola rappresentano i primi laboratori sociali di cui i bambini fanno esperienza nella loro vita. È in questi contesti che i piccoli imparano a conoscere sé stessi e gli altri, a verificare le reazioni di chi li circonda, a leggere le espressioni del viso proprie ed altrui, a scoprire e sperimentare alternative nei propri comportamenti, anche semplicemente osservando quelli dei loro cari.

Porsi al fianco dei più piccoli nel riconoscimento e nella gestione delle emozioni che provano fin dalla più tenera età significa costruire degli adulti di domani emotivamente allenati e consapevoli. Portare avanti questo allenamento emotivo, vuol dire occuparsi quotidianamente e insieme delle emozioni che proviamo, ponendo le basi per una società, presente e futura, più empatica e sana.

La grande sfida che attende ogni genitore

Compito di genitori ed educatori, è quello di accompagnare passo dopo passo i più piccoli nel percorso che porta a sviluppare una piena “intelligenza emotiva”, definizione coniata dallo psicologo statunitense Daniel Goleman. L’intelligenza emotiva indica l’insieme di competenze che ci permettono di:

  1. percepire le emozioni, sia quelle che si provano in prima persona sia quelle che provano gli altri.
  2. Comprendere le emozioni, capendone le cause e le sfumature.
  3. Usare le emozioni, per dirigere il pensiero e le azioni.
  4. Gestire le emozioni, controllandole per gestire le situazioni in modo equilibrato.

Il percorso che porta i più piccoli a sviluppare una piena intelligenza emotiva è lungo e complesso e procede in parallelo con la loro crescita. Genitori ed educatori hanno il compito di far parte di questo cammino iniziando fin dalla più tenera età l’alfabetizzazione emotiva.

Con questo termine si intende la capacità di riconoscere e soprattutto di dare un nome alle emozioni che si provano. Si tratta di un’abilità essenziale sia per permettere ai bambini di avere maggiore consapevolezza emotiva, sia perché è la base per comunicare agli altri il proprio stato d’animo. Riconoscere e verbalizzare un’emozione permette al bambino di calmarsi più velocemente e di comunicare meglio il proprio disagio all’adulto. È una competenza che si sviluppa dentro la relazione adulto-bambino fondamentale per dare senso a ciò che sente.

L’alfabetizzazione emotiva costituisce poi un prerequisito indispensabile imparare a gestire le proprie emozioni e soprattutto le proprie reazioni comportamentali.

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