Chi ha paura dell’ortografia?

L’ortografia è considerata spesso una materia noiosa… eppure è fondamentale imparare a scrivere correttamente! Sia per permetterci di comunicare ciò che vogliamo esprimere, sia per comprendere ciò che leggiamo.

Fin da piccolissimi, i bambini si avvicinano alla scrittura in modo naturale: cercano di imitare ciò che fanno gli adulti intorno a loro, tracciano i primi segni e cercano di riprodurre le prime lettere.
Crescendo, però, questo entusiasmo iniziale sviene smorzato quando il bambino si trova sopraffatto da tantissimi suoni diversi, che deve memorizzare in poco tempo. Il piccolo si sforza, ma lo sforzo non corrisponde ai risultati sperati: troppe regole, troppe eccezioni, scrivere diventa un esercizio faticoso e deludente. Il bambino perde interesse e magari fiducia in se stesso e nelle proprie capacità.

Perché succede questo?

Possiamo dire che l’italiano sia una lingua tendenzialmente trasparente, poiché conta circa 30 fonemi, ovvero suoni significativi diversi, e 21 grafemi, o lettere, mentre per avere un grado assoluto di trasparenza il numero di lettere dovrebbe corrispondere al numero dei fonemi, come avviene nel sistema grafico del lituano o dello sloveno. Nel sistema di scrittura italiano, per ovviare alla mancanza di lettere per esprimere tutti i suoni, sono state introdotte associazioni di più lettere che corrispondono a un unico suono, come ad esempio il suono /ʎ/ corrisponde al digramma (sequenza di due lettere) <GL> , oppure il suono /ʃ/ corrisponde al trigramma (sequenza di tre lettere) <SCI>.

Oltre a questi fonemi “difficili”, si aggiungono regole ortografiche ancora più complesse, come i fonemi con <CU> e <QU>, che possono ingannare facilmente il nostro bambino e portarlo a fare degli errori nella scrittura. In questo caso sono vere eccezioni, che non seguono alcuna motivazione fonetica, ma dipendono essenzialmente dall’origine etimologica della parola, pertanto si devono memorizzare alcune semplici regole ortografiche.

L’ortografia può diventare un gioco da ragazzi!

Possiamo aiutare il nostro piccolo ad affacciarsi a questa materia con il gioco, lasciando da parte noia e frustrazione.

Quando i bambini apprendono giocando, si divertono e vivono con serenità e gioia ciò che invece normalmente viene richiesto loro di imparare in maniera più “passiva”, magari solo attraverso la memorizzazione di regole ed eccezioni. Nel gioco il bambino attiva tutti i sensi, ed è proprio attraverso il coinvolgimento della sua fisicità e della sfera emotiva che interiorizza e impara facendo e… quasi senza accorgersene!

È dunque necessario accompagnare l’ortografia con giochi che, oltre a stimolare la fantasia, comprendano attività di:

  • manipolazione;
  • di ripetizione dei suoni rappresentati dalle lettere;
  • di osservazione per discriminare quei suoni così simili e così diversi.

Trasformare l’ortografia in un gioco divertente permette al bambino di apprendere e memorizzare senza difficoltà.

Come diceva Gianni Rodari: «Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?».
Per l’ortografia questa affermazione è più vera che mai!

Imparare i suoni ortografici più difficili attraverso il gioco:

  •  favorisce in modo naturale e senza sforzo l’acquisizione delle competenze richieste per scrivere correttamente;
  •  sviluppa nel bambino la consapevolezza delle somiglianze e delle differenze tra suoni, icone e lettere;
  • stimola la sua fantasia e la sua capacità di espressione.

In questo, il nostro ruolo di genitori è fondamentale! Possiamo divertirci insieme al nostro bambino trasformando lo studio dell’ortografia in un gioco: non sarà più un esercizio fine a se stesso, ma un’occasione per giocare a decifrare suoni e lettere all’interno delle parole. Una nuova avventura tutta da scoprire, un nuovo mondo da esplorare.

Crescendo, giorno dopo giorno, insieme.

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