Cosa significa comunicare e come si impara a farlo?

«Perché il mio piccolo non ha ancora iniziato a parlare?»
«Perché conosce così poche parole?»

Il momento in cui il nostro piccolo pronuncia le sue prime parole è un’emozione indescrivibile: sentirci chiamare per la prima volta “mamma” o “papà” non ha prezzo! In queste fasi della crescita così delicate e attese, spesso ci confrontiamo con altri genitori. Fare paragoni, però, è assolutamente da evitare! Ogni bambino ha i suoi tempi per imparare a parlare. C’è chi inizia un po’ prima e chi un po’ dopo. Questo dipende da tanti fattori!

Innanzitutto il bambino impara a parlare solo se sente l’esigenza di comunicare. Ha uno sviluppo psicofisico tale per cui arriva a utilizzare la parola solo dopo i 12-18 mesi, cioè a uno stadio evoluto della sua crescita.

Se siamo portati a pensare alle parole come al principale mezzo di comunicazione, dobbiamo però tenere a mente che non è l’unico!

Comunicare non vuol dire necessariamente parlare: significa mettere in comune, far partecipi gli altri di qualcosa.

Ti ricordi quando i primi pianti del tuo piccolo appena nato richiamavano la tua attenzione?

Questa è la prima forma di comunicazione che istintivamente i neonati iniziano a usare, per evolverla continuamente nei mesi successivi attingendo e rielaborando i messaggi e gli stimoli che arrivano dal mondo circostante.

Secondo lo psicologo e filosofo austriaco Paul Watzlawick, non si può non comunicare: tutti gli esseri viventi animati comunicano continuamente con il mondo circostante. Tutto, anche il silenzio, anche le azioni che compiamo, hanno valore di messaggio: influenzano gli altri i quali, a loro volta, rispondono a tale comunicazione.

Ricordi quando il tuo piccolo era tranquillo e silenzioso nella sua culla?

Seppur sveglio, non destava la tua preoccupazione perché il tuo bimbo stava bene: era sereno e in esplorazione. Anche il suo silenzio ti comunicava qualche cosa.

Watzlawick, individua due tipologie di codice di comunicazione:

  1. i codici digitali, legati ai contenuti e alle convenzioni linguistiche, che comprendono quindi i suoni e i significati che a essi si attribuiscono, le parole, ma anche le regole grammaticali e la costruzione sintattica delle frasi;
  2. i codici analogici, che corrispondono agli aspetti relazionali e rappresentano ogni altra forma di comunicazione, in particolare:
  • quella para-verbale che non riguarda quello che si dice, ma il modo in cui lo si dice. Include aspetti come il tono della voce, la velocità con cui si parla, il volume e il timbro vocale;
  • quella non verbale, vale a dire le posizioni del corpo, le espressioni del viso, i gesti.

La comunicazione è quindi un’abilità multisensoriale, che coinvolge tutti i nostri cinque sensi, in particolare vista e udito, ma non solo.

Fin da piccolissimo il nostro piccolo comunica con il mondo che lo circonda e poco per volta mette le basi per lo sviluppo del linguaggio e della comunicazione verbale.

Noi genitori siamo determinanti nello sviluppo delle abilità comunicative e verbali del nostro bambino: attraverso giochi, attività e accorgimenti da adottare nella nostra quotidianità possiamo stimolarlo e accompagnarlo in questo viaggio.

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