L’importanza di dire “ciao”: la parolina magica che fa iniziare le relazioni dei più piccoli

Anche se sembra una semplice parola, il “ciao” rappresenta il primo modo con cui i bambini, fin da piccolissimi, entrano in relazione con chi sta loro intorno, superando timidezza e paura e imparando le basi della buona educazione.

Quante volte, semplicemente camminando per strada, un bambino ci dice “ciao” o scuote la manina? Salutare è infatti uno dei primi gesti sociali che i bimbi imparano. Lo fanno fin da piccolissimi, tanto che la parola “ciao” è quasi sempre una delle prime che pronunciano, subito dopo “mamma” e “papà” e insieme a termini con una funzione ben precisa come “pappa”. Analizziamo insieme il preziosissimo ruolo che questa parola gioca nelle loro vite.

Il “ciao” come ponte tra linguaggio e relazioni sane

Dire ciao serve per tanti scopi: non solo per comunicare la propria disponibilità a iniziare un dialogo con una persona, ma anche per segnalare la propria presenza o attirare l’attenzione. Ricevere una risposta ai saluti ha inoltre un impatto sulla fiducia in sé stessi.

Ecco che allora, più che una semplice parola, il “ciao” o il saluto gestuale diventa il primo e più semplice modo a disposizione dei più piccoli per entrare in contatto con le altre persone, includendole nel loro mondo e sentendosi inclusi a propria volta. Come sosteneva Gianni Rodari, è una delle prime “parole giuste e gentili” che aiutano i bambini ad avvicinarsi agli altri, sperimentando per la prima volta l’empatia e la reciprocità, che rappresenta uno degli “ingredienti” essenziali per costruire relazioni interpersonali sane e durature.

Per quanto possa sembrare un gesto banale, salutare rappresenta in realtà un passaggio fondamentale della crescita. Salutare le altre persone vuol dire aprirsi e sentirsi per la prima volta parte di una società. La costruzione di relazioni interpersonali sane e durature parte proprio da qui, e non è un caso che a scuola, fin dai nidi e dalle scuole dell’infanzia, salutarsi a vicenda sia considerato dagli educatori un atto pedagogico fondamentale, la base per cementare il gruppo classe e iniziare al meglio le attività didattiche.

Dare il buon esempio è sempre la prima cosa da fare

Per accompagnare al meglio i più piccoli in questo percorso di scoperta dell’empatia e dell’inclusione, i genitori hanno come sempre a disposizione uno strumento spesso sottovalutato: l’esempio. I bambini imparano prima di tutto per imitazione e quindi se vedono che la mamma e il papà sono aperti e ben disposti nei confronti delle altre persone, che siano visi noti o sconosciuti, sarà semplice e naturale per loro comprendere che “si fa così” e quindi interiorizzare senza sforzo una regola di comportamento sociale assolutamente indispensabile per il loro futuro.

In questo modo il “ciao” diventa non solo una parola simbolo della buona educazione e del rispetto nei confronti degli altri, ma anche l’unità minima da cui partire per costruire delle relazioni positive con chi li circonda. Ecco perché è importante non dare il saluto per scontato quando si è in compagnia dei propri figli, quando si è in giro ma anche in casa, ad esempio facendo diventare il “ciao” o il “buongiorno” la prima parola che si pronuncia appena svegli. I bambini amano la ripetitività e creare delle “routine sociali” anche semplicissime come questa, rappresenta quindi il miglior modo possibile per inculcare le principali regole-base dell’educazione senza sforzo.

“E se mio figlio non saluta?”: consigli pratici per sconfiggere timidezza e paura degli estranei

Ma se è vero che molti bambini non esitano a salutare chi incontrano non appena imparano a pronunciare le prime parole, ce ne sono altri che invece, specialmente di fronte agli sconosciuti, si bloccano e a volte addirittura si nascondono per timidezza. Di fronte a un comportamento di questo tipo, specialmente quando sanno già parlare, la reazione spontanea di molti adulti è quella di spronarli a dire qualcosa, temendo che possano sembrare maleducati.

La causa di questo loro silenzio è legata a una delle più comuni paure legate alla crescita: quella per gli sconosciuti. Nelle situazioni che non fanno parte della loro quotidianità, infatti, i bambini a partire dai 6-12 mesi di età, iniziano ad avere timore nei confronti dei soggetti che non sono familiari. Questo tipo di paura è naturale e molto adattiva, poiché consente al bambino di conoscere il mondo senza allontanarsi troppo dalle figure di riferimento. Si manifesta attraverso un ridotto contatto oculare, ovvero il bambino evita di incontrare lo sguardo degli altri, si chiude in sé stesso o si nasconde fisicamente dietro la figura di attaccamento, provando imbarazzo e disagio. Quando si protrae a lungo, anche fino ai 4-5 anni, può causare grande sofferenza nel bambino.

In questi momenti cercare di superare l’impasse con frasi come “Saluta un po’ il signore…”, “Siamo un po’ timidi oggi?” o “Non fare il maleducato e saluta” può essere estremamente controproducente. È meglio, invece, accogliere le loro emozioni e ascoltare il loro disagio. È bene, insomma, stare vicini ai bambini e dare loro il tempo di cui hanno bisogno per guardarsi intorno e studiare le persone che ci sono: ricordiamo che in questi casi sono semplicemente più lenti ad ambientarsi. Nella maggior parte dei casi, infatti, dopo qualche minuto di “studio” della situazione, i bambini superano naturalmente il disagio e interagiscono più facilmente con i volti non noti che prima li spaventavano.

Rispettare i tempi emotivi dei più piccoli è molto più importante che forzarli a un saluto o un’interazione con chi non conoscono per evitare una “brutta figura”. Non bisogna mai dimenticare che un bambino che sente validate le proprie emozioni oggi sarà un adulto più sicuro domani!

Conclusioni: educare alle relazioni sane parte dai piccoli gesti

Il percorso dell’educazione affettiva, insomma, può partire fin da quando i bambini sono piccolissimi e da gesti molto semplici come dire “ciao” agli altri. Salutare è il primo passo per aprirsi verso il mondo e insegnare ai più piccoli il valore di questa parola semplice ma potentissima rappresenta un regalo che i genitori possono fare ai propri piccoli.

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